Giada Mazzini – Silenzi coscienti

GIADA MAZZINI. NERO SU BIANCO

Le idee, le voglie e i sogni. Giada Mazzini li annota, sempre. Così come i segreti. Vuole vederli nero su bianco. Riletti a distanza di tempo, le sono utili per stupirsi delle parole scritte in passato, dei suoi pensieri, di se stessa e assolvono alla preziosa funzione di aiutarla a crescere, come persona e come artista. Non cancella alcuna impronta, non teme e sa raccogliere le tracce - lasciate sia da lei, sia da altri - di cui i sentieri della sua vita e della sua arte sono costellati.

Queste parole sono la premessa al tentativo di trasmettere al lettore il senso dell’intervista alla Mazzini, donna poliedrica e artista eclettica, pittrice, scultrice, fotografa e fashion designer1 - tra le altre cose -. Con questo contributo critico non potrò che raccontare la cosiddetta punta dell’iceberg della sua intensa vita artistica e intellettuale. L’intervista è durata tre giorni, traboccanti non solo di arte ma anche di umanità, vissuti a stretto contatto con lei, gomito a gomito nel suo studio, in cui si respira un odore che impasta l’olfatto, un’essenza indescrivibile e pungente che rimanda ai numerosi media attraverso i quali non perde occasione - non perde nemmeno un minuto, a dire il vero - per mettere alla prova il suo innato spirito pioneristico e la sua concretezza caratteriale, che applica per ore, in silenzio cosciente, all’arte. 

L’arte è sudore. Certo. L’arte è dolore. Innegabile. Ma la Mazzini mi ha ricordato quanto fare - o fruire - arte possa generare joie de vivre, desiderio, piacere e quanto possa alterare la percezione dello scorrere del tempo, tanto da indurre chi è coinvolto nel processo artistico ad alzare gli occhi solo quando fuori ormai s’è fatta sera. Ogni momento della giornata di questa scultrice può trasformarsi in un’imperdibile opportunità per sperimentare, per stupirsi di fronte ai risultati ottenuti - e non ottenuti, attribuendo ad essi eguale importanza -, di fronte alle reazioni di elementi chimici combinati insieme per la prima volta, impiegati per scolpire o dipingere. 

I suoi strumenti tecnici ed espressivi - che si tratti dell’acciaio, del legno, della cera, dell’acqua, dei pigmenti o della grafite - altro non sono che espedienti per scoprire vecchie e nuove parti di sé, per scavare nel fondo dell’animo e calare coraggiosamente, giorno dopo giorno, un pezzetto del velo - di Maya - che ricopre i suoi occhi come quelli dei fruitori della sua arte. 

 

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