Emily, il giardino nella mente – Teatro Patalò

Un lavoro teatrale su Emily Dickinson che all’età di quarant’anni si chiuse nella sua stanza, lavorando all’opera poetica che scelse di non pubblicare in vita.

Dickinson scrisse senza sapere chi e quando avrebbe letto l’opera alla quale dedicò ogni momento della sua vita per più di vent’anni. Chi conosce le sue lettere conosce la profondità del rapporto con le persone che amava.

Ma il suo rapporto con la Poesia è su un piano sovra-umano.
Un piano talmente alto che ogni definizione del suo lavoro risulta riduttivo. Parla direttamente agli animali, agli alberi, ai vivi e ai morti. Parla direttamente all’anima di ciascuno di noi. All’assenza, all’amore. La ricerca scenica è stata una ricerca sulla Trasparenza. Togliere la presenza per dare voce alle parole.

Uno studio sulla possibilità (o impossibilità) di catturare la forza in movimento in un testo scritto, forza che arriva, nel caso di Dickinson, con “elettricità quasi telepatica”. Si ringrazia Teatro Patalò.

Emily, il giardino nella mente – Teatro Patalò